Ho camminato a lungo. Lentamente, passo dopo passo, le mie suole consumate sembrava fossero diventate tutt'uno con l'erba verde della terra.
Miglia dopo miglia, pioggia dopo pioggia; collina su collina, foglia dopo foglia, sasso dopo sasso. Ho camminato sull'ombra del mondo, tra i cinguettii degli uccelli, tra le montagne e gli oceani, solo per vederti.
Ricordo ancora le giornate piovose passate ad attenderti. Il naso fuori dalla finestra, ma di poco; le braccia appoggiate sul davanzale, saldamente ancorate alla speranza di poterti scorgere all'orizzonte
In quei momenti ogni respiro o sguardo che modellavo dal nulla era nato perla tua esistenza. Speravo davvero che cio' potesse aiutare a regalarti una visione, seppur breve, di questo mondo.
L'attesa mi sembrava ogni volta eterna. Dapprima vi era il rumore dell'orologio, poi lo scroscio della pioggia; mi perdevo in pensieri lontani, solitudini scoscese nei reami della mia fantasia, dove ti sognavo senza sosta.
Ai tuoi piedi, un altro mondo, nella mia testa. Chissà se portavi tesori o felicità. Ci pensavo sempre, nell'immensa attesa; io vivevo per te.
E' vero, ero piccolo, e tu mi sembravi grande quanto l'universo.
E le mie storie prendevano forma. Ti immaginavo a correre, scorrazzare per il cielo, sopra le nuvole, quando era plumbeo; invece correvi senza sosta sotto al guscio bianco della volta celeste appena la cappa grigia apriva le sue porte. Per me, sembravi quasi una lepre cristallina, un delfino del cielo dai sette colori, qualcosa che avrei voluto afferrare coi miei occhi.
Ti ho aspettato tanto, dalla prima volta che ti vidi. Gli anni passarono, ma non riuscii mai a rivederti.
Piu' il tempo passava, piu' il ricordo di te si faceva forte e preponderante. Non scemava col passare delle ore, ma aumentava. La mia curiosità era alta: volevo sapere dove nascessi, di cosa eri composto, ma mi accorgo solo ora che la mia attesa era volta semplicemente ad osservarti nella tua bellezza.
Non arrivavi. Non giungevi più. Eri morto? Non è possibile. Uno come te non puo' morire.
Gli anni passarono, e ogni volta che pioveva, per me era una attesa spasmodica. Il cuore mi batteva forte. Mi accorsi di essere innamorato di te.
Le gocce continuavano a cadere. Il rossore che avevo sul viso, ingenua emozione di bambino, mi regalava frenesia e impazienza.
Ho imparato ad amarti, sempre di piu', nell'attesa.
Ed avevo imparato a sopportare la tua lontananza. Da quando ti vidi per la prima volta, ho sempre creduto che non vi fosse cosa piu' grandiosa dei tuoi colori.
Ma l'attesa, ben presto, si puo' trasformare da volonta' passiva a desiderio di venirti a cercare. Tale credo sia la sua natura.
E da allora, ho camminato a lungo. Lentamente, passo dopo passo, le mie suole consumate sono venute a cercarti. Dove pioveva, io c'ero, ma tu non arrivavi.
Era attesa anche quella, sempre piu' impaziente. Ho camminato, miglia dopo miglia, nella speranza di rivederti. Questa volta, davvero, ogni respiro era destinato a te.
E ora, in questo momento, ti sto attendendo ancora. Sotto questa pioggia, io ti aspetto, attendo la tua muta voce e i colori del tuo cielo.
Ma ora, miglia dopo miglia, credo di avere capito. Piu' che rivederti, io voglio aspettarti. Probabilmente, ora non voglio solo osservarti.
Voglio aspettarti. Perche' io sono bravo solo ad attenderti, sognando nel mentre.
Sono bravo solo a cercarti, perche' tu non vivi per me.
Nel qualcaso dovessi ritrovarti, io passerei nuovamente ad attendere il tuo respiro, ora dopo ora. Miglia dopo miglia. Goccia dopo goccia.
Oh.
Ha smesso di piovere.
Davanti a me, il sole tra le montagne .
Provo a voltarmi, verso le colline verdi.
Chissa' se ci sarai? Se questa attesa avra' termine?
Chissa' se, finalmente, dovro' attenderti di nuovo?
Sì. Ci sei.
Ciao, Arcobaleno.
Miglia dopo miglia, pioggia dopo pioggia; collina su collina, foglia dopo foglia, sasso dopo sasso. Ho camminato sull'ombra del mondo, tra i cinguettii degli uccelli, tra le montagne e gli oceani, solo per vederti.
Ricordo ancora le giornate piovose passate ad attenderti. Il naso fuori dalla finestra, ma di poco; le braccia appoggiate sul davanzale, saldamente ancorate alla speranza di poterti scorgere all'orizzonte
In quei momenti ogni respiro o sguardo che modellavo dal nulla era nato perla tua esistenza. Speravo davvero che cio' potesse aiutare a regalarti una visione, seppur breve, di questo mondo.
L'attesa mi sembrava ogni volta eterna. Dapprima vi era il rumore dell'orologio, poi lo scroscio della pioggia; mi perdevo in pensieri lontani, solitudini scoscese nei reami della mia fantasia, dove ti sognavo senza sosta.
Ai tuoi piedi, un altro mondo, nella mia testa. Chissà se portavi tesori o felicità. Ci pensavo sempre, nell'immensa attesa; io vivevo per te.
E' vero, ero piccolo, e tu mi sembravi grande quanto l'universo.
E le mie storie prendevano forma. Ti immaginavo a correre, scorrazzare per il cielo, sopra le nuvole, quando era plumbeo; invece correvi senza sosta sotto al guscio bianco della volta celeste appena la cappa grigia apriva le sue porte. Per me, sembravi quasi una lepre cristallina, un delfino del cielo dai sette colori, qualcosa che avrei voluto afferrare coi miei occhi.
Ti ho aspettato tanto, dalla prima volta che ti vidi. Gli anni passarono, ma non riuscii mai a rivederti.
Piu' il tempo passava, piu' il ricordo di te si faceva forte e preponderante. Non scemava col passare delle ore, ma aumentava. La mia curiosità era alta: volevo sapere dove nascessi, di cosa eri composto, ma mi accorgo solo ora che la mia attesa era volta semplicemente ad osservarti nella tua bellezza.
Non arrivavi. Non giungevi più. Eri morto? Non è possibile. Uno come te non puo' morire.
Gli anni passarono, e ogni volta che pioveva, per me era una attesa spasmodica. Il cuore mi batteva forte. Mi accorsi di essere innamorato di te.
Le gocce continuavano a cadere. Il rossore che avevo sul viso, ingenua emozione di bambino, mi regalava frenesia e impazienza.
Ho imparato ad amarti, sempre di piu', nell'attesa.
Ed avevo imparato a sopportare la tua lontananza. Da quando ti vidi per la prima volta, ho sempre creduto che non vi fosse cosa piu' grandiosa dei tuoi colori.
Ma l'attesa, ben presto, si puo' trasformare da volonta' passiva a desiderio di venirti a cercare. Tale credo sia la sua natura.
E da allora, ho camminato a lungo. Lentamente, passo dopo passo, le mie suole consumate sono venute a cercarti. Dove pioveva, io c'ero, ma tu non arrivavi.
Era attesa anche quella, sempre piu' impaziente. Ho camminato, miglia dopo miglia, nella speranza di rivederti. Questa volta, davvero, ogni respiro era destinato a te.
E ora, in questo momento, ti sto attendendo ancora. Sotto questa pioggia, io ti aspetto, attendo la tua muta voce e i colori del tuo cielo.
Ma ora, miglia dopo miglia, credo di avere capito. Piu' che rivederti, io voglio aspettarti. Probabilmente, ora non voglio solo osservarti.
Voglio aspettarti. Perche' io sono bravo solo ad attenderti, sognando nel mentre.
Sono bravo solo a cercarti, perche' tu non vivi per me.
Nel qualcaso dovessi ritrovarti, io passerei nuovamente ad attendere il tuo respiro, ora dopo ora. Miglia dopo miglia. Goccia dopo goccia.
Oh.
Ha smesso di piovere.
Davanti a me, il sole tra le montagne .
Provo a voltarmi, verso le colline verdi.
Chissa' se ci sarai? Se questa attesa avra' termine?
Chissa' se, finalmente, dovro' attenderti di nuovo?
Sì. Ci sei.
Ciao, Arcobaleno.



